29) Locke. Quando  possibile ribellarsi al principe.
Ribellarsi  lecito quando il potere legislativo non rispetta il
fine per cui ha ottenuto il mandato dal popolo, soprattutto quando
attenta alla propriet privata. La storia d'Inghilterra dimostra
che le rivolte popolari sono quasi sempre nate come reazione
all'arbitrio di potere dei prncipi.
J. Locke, Secondo trattato sul governo, paragrafo 149.

In una comunit politica costituita, che si regge su propri
fondamenti e che agisce secondo la propria natura, cio per la
conservazione della comunit, ci pu essere un solo potere
supremo, che  il legislativo, al quale tutto il resto  e deve
essere subordinato. Tuttavia, essendo il potere legislativo
soltanto un potere fiduciario, che agisce in vista di certi fini,
il popolo conserva ancora un potere supremo di eliminare o
cambiare il legislativo, quando trova che il legislativo agisce in
maniera contraria al mandato riposto in esso. Infatti ogni potere
che viene conferito sulla base di un mandato per il raggiungimento
di un fine,  limitato da quel fine, sicch, quando quel fine 
manifestamente trascurato o addirittura ostacolato, il mandato
deve necessariamente essere ritirato, e il potere viene devoluto
nelle mani di coloro che lo hanno conferito; questi possono
collocarlo di nuovo dove ritengono meglio per la loro sicurezza e
salvezza. Perci la comunit continua a mantenere un potere
supremo di salvaguardarsi dai tentativi e dai progetti di
chiunque, anche dei suoi legislatori, ogni volta che essi siano
cos stolti e cos deboli da permettere o da condurre avanti
progetti contro le libert e le propriet dei sudditi. Nessun uomo
o societ di uomini ha il potere di cedere la propria
conservazione e, di conseguenza, i mezzi che conducono a essa,
alla volont assoluta e al dominio arbitrario di un altro. Ogni
volta che qualcuno concepisce il tentativo di ridurre gli uomini
allo stato di schiavit, essi hanno sempre il diritto di
conservare ci che non hanno il potere di cedere ad altri, e di
liberarsi di coloro che usurpano questa legge fondamentale, sacra
e inalterabile dell'autoconservazione, legge in nome della quale
sono entrati a far parte di una societ. E cos si pu dire che
sotto questo rispetto la comunit  sempre il potere supremo; ma
non lo , se viene considerata come quella sulla quale si esercita
una forma di governo, perch questo potere del popolo non pu in
nessun caso realizzarsi fino a quando il governo non sia dissolto.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 624-625.

G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/4. Capitolo
Otto.
30) Locke. La tirannide.

In poche righe Locke d la definizione di tirannide. Essa 
l'esercizio del potere oltre il diritto.
J. Locke, Secondo trattato sul governo, paragrafi 199, 202.

Come l'usurpazione  l'esercizio di un potere a cui un altro ha
diritto, cos la tirannide  l'esercizio del potere oltre il
diritto, a cui nessuno pu aver diritto. E ci consiste nel far
uso del potere che uno ha nelle mani non per il bene di quelli che
vi sottostanno, ma per il suo distinto vantaggio privato, quando
cio il governante, di qualunque titolo sia insignito, fa norma
non della  legge ma della propria volont, e i suoi comandi e le
sue azioni sono dirette non alla conservazione delle propriet del
suo popolo, ma alla soddisfazione delle proprie ambizioni,
vendette, cupidigie o altre passioni sregolate.
[...].
L dove la legge finisce, comincia la tirannide, quando la legge
sia trasgredita a danno di altri, e chiunque nell'autorit ecceda
il potere conferitogli dalla legge e fa uso della forza che ha al
proprio comando per compiere nei riguardi dei sudditi ci che la
legge non permette, cessa, in ci, d'esser magistrato, e, in
quanto delibera senza autorit, ci si pu opporre a lui come ci si
oppone a un altro qualsiasi che con la forza viola il diritto
altrui.
J. Locke, Due trattati sul governo, UTET, Torino, 1960, pagine 401
e 403.
